Vincè “Portabagagli”

Questo post è disponibile anche in: Inglese

Materiale: Terracotta; Dimensioni in cm: 75x55x45; Anno: 2009

Vincenzo Rossetti da oltre sessant’anni è il portabagagli ufficiale di tutte le linee di autotrasporti che partono da Fermo per Roma, Napoli ecc. Vincè è uno dei personaggi più conosciuti di Fermo e del fermano e, nonostante i suoi settantasette anni, continua a essere presente ad ogni alba alla fermata del bus e lì svolge il suo servizio:-Un lavoro che faccio da quando avevo 17 anni, insieme ai miei genitori, con un carretto e tanti bagagli pesanti; ho incontrato migliaia di viaggiatori ai quali ho “alleggerito i loro pesi”.

vince busto in terracotta_2vince busto in terracotta_1vincè busto in terracottavincèbozzetto ufficiale del progetto per la fusione in bronzobozzetto progetto_1bozzetto progetto
vince busto in terracotta_2

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vince busto in terracotta_1

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vincè busto in terracotta

vincè busto in terracotta

vincè

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bozzetto ufficiale del progetto per la fusione in bronzo

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bozzetto progetto_1

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bozzetto progetto

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Premetto che questo scritto era pronto prima della sua scomparsa, ho voluto lasciarlo come se non fosse accaduta.
L’idea di fare il ritratto a Vincenzo è nata nel settembre del 2009, mi ha sempre colpito il suo volto espressivo e particolare, mi sono sentita spinta a chiedergli di posare, così, quasi tutti i giorni e per circa due mesi, ci siamo dati appuntamento alle 8 del mattino alla mia bottega dove io lo ritraevo lavorando la creta, mentre lui mi raccontava storie di Fermo fra cui la sua:
-Quando avevo 7 anni, mentre un gruppo di paesani giocava a rutola (sport tradizionale di antichissime origini), accidentalmente il pezzo di legno che ruzzolava rimbalzò colpendomi alla testa e mi causò un ematoma cerebrale-. Fu operato ma, a causa di una medicazione sbagliata, la ferita si infettò lasciandogli lesioni permanenti. Non gli fu possibile trovare un lavoro, e così i suoi genitori per renderlo autonomo, gli hanno insegnato il mestiere di Portabagagli.
Il busto che ho realizzato in terracotta, lo coglie nella sua espressione tipica, con un lieve accenno di sorriso, sincero come ama definirsi. E’ stato un lavoro molto intenso e appassionante per entrambi. Nel mentre dei nostri incontri, è nata l’idea di fare una scultura composta da più elementi, un Monumento a Vincè con le sue valigie. È per me affascinante l’idea di realizzare un’ opera in bronzo e con essa arricchire un angolo della sua amata Fermo, celebrando così un vecchio mestiere ormai scomparso e un’indelebile personaggio che ha fatto e continua a fare la storia del Fermano, contribuendo a dare un tocco artistico alla nuova Provincia.
L’opera è composta dal busto, le due mani con i manici delle valigie e la scarpa destra tutti in fusione di bronzo, le due valigie in mattoni antichi nate dalla parete realizzata dello stesso materiale caratteristico dell’architettura fermana. Lo spazio a parete che verrà usato sarà di circa 3 metri quadrati, con una sporgenza alla base di circa 30cm. Riguardo la parete di fondo, quella esistente in cemento verrà ricoperta usando listelli di mattoni antichi per uno spessore di circa 2 cm.

 

About Francesca

La mia curiosità è attratta dalle corrispondenze formali fra il mondo dell’uomo e gli elementi vegetali e minerali. Rimango incantata di fronte al miracolo che li fa coincidere in un istante, totalmente. Questa visione accade in un luogo senza tempo. Il mio non tempo: unità di misura infinita e ciclica. “Tempus non Habeo” grido, e giro una clessidra immobile. Mi scopro caduca. Mani e foglie si fondono per formare una nuova essenza, nient’altro che humus che nutre la terra. E’ il sacro di cui abbiamo perso memoria. Ma ogni elemento, ogni umore, è una reliquia che può ricordarcelo. Non c’è iato tra Uomo e Natura. Allora, in un breve momento un frutto è un seno; un fiore secco una malinconica, regale, signora di mezza età; dei sassi raccolti sulla spiaggia sono dei gustosi ciottolatini; è la sensazione che uomo e natura siano un tutt’uno e che al di fuori di questa unità non vi sia spazio per l’equilibrio. Per questo le trampoliere si muovono al limite, fra due mondi, donne e animali, su alti steli, precarie, certamente, ma anche leggere, ma anche elevate…
My curiosity is attracted by formal correspondence between mankind and the vegetable and mineral elements. I remain enchanted in front of the miracle that makes them coincide in an instant, totally. This vision occurs in a timeless place. My time is not a unit of infinite extent and cyclical. "Tempus habeo not" I cry, turning around an hour-glass still. I find myself redundant. Hands and leaves combine to form a new essence, nothing but humus that nourishes the earth. And 'the sacred memory of which we lost. But every element, every mood, is a relic that can remind us. There is no gap between Man and Nature. Then, in a short time a fruit is a breast, a dried flower melancholy, regal, middle-aged woman; of stones gathered on the beach are tasty ciottolatini; is the feeling that man and nature are at one and the outside of this unit there is room for balance. For this move to limit the wading bird, between two worlds, women and animals, on tall stems, precarious, certainly, but also light, but also elevated...